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Il Blog di Ambrosi & Gardinali
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Cinture di sicurezza

Le cinture di sicurezza sono annoverate nei sistemi di sicurezza passivi dei veicoli, cioè quei sistemi che aiutano a limitare i  danni in caso di incidente. Anche gli occupanti dei sedili posteriori le devono utilizzare?

Per capire appieno l’importanza delle cinture, dobbiamo considerare che in caso di incidente gli occupanti del veicolo subiscono una DECELERAZIONE, cioè passare in pochi millesi di secondo da una certa velocità a zero, causando un effetto catapulta dovuto “all’ aumento del peso corporeo rispetto al proprio peso naturale”.

Le cinture di sicurezza permettono in caso di urto, di trattenere il corpo degli occupanti legato al sedile, evitandone l’impatto contro le strutture interne e/o contro un altro occupante del veicolo e la proiezione fuori dall’abitacolo. Se il nostro veicolo dovesse urtare violentemente un ostacolo un sensore attiverebbe il PRETENSIONATORE che in pochissimi millesimi di secondo (quindi ancora prima che il nostro corpo fosse scaraventato in avanti) provvederà a tendere la cintura , in questo modo la decelerazione alla quale sarà sottoposto il nostro corpo sarà la meno brusca e violenta possibile.

 

Se il veicolo ne è dotato, tutti gli occupanti del veicolo hanno l’obbligo di utilizzarle.

Devono essere omologate ( sottoposte a prove di resitenza e usura ) dalla comunità europea, riscontrabile mediante un’ etichetta con dicitura E seguita da un numero che identifica il paese della comunità che ha effettuato l’omologazione.

Ad oggi le cinture omologate sono a tre o quattro punti ( veicoli da competizione ) sia per i sedili anteriori, sia per quelli posteriori e in concerto con gli Airbag forniscono la massima protezione.

Il padre delle cinture di sicurezza a tre punti Si calcola che la sua invenzione abbia salvato almeno un milione di vite umane. Nils Bohlin il suo nome, la National Inventors Hall of Fame degli Stati Uniti il coronamento della sua carriera. Bohlin iniziò il suo percorso professionale come ingegnere nell'industria aeronautica disegnando seggiolini eiettabili per i temerari piloti degli aerei da caccia. Poi, come molte volte accadde nella vita di alcuni progettisti,  l'interesse si spostò su un argomento perfettamente antitetico: come trattenere, nel modo più sicuro, un corpo ancorato al sedile. Erano infatti gli anni in cui le cinture di sicurezza svolgevano il loro compito in modo discutibile; in corrispondenza delle velocità elevate le cinture, ancorate dietro i sedili e incrociate sul corpo con la fibbia di sgancio posizionata sopra l'addome, permettevano al corpo di muoversi arrecando danni agli organi interni. Come affermò lo stesso Bohlin "... mi resi conto che sia la parte superiore sia quella inferiore del corpo dovevano essere tenute in posizione in maniera sicura con una fascia collocata in diagonale sul torace e una in corrispondenza del bacino. La cintura di sicurezza necessitava inoltre di un punto di ancoraggio fisso per la fibbia collocato il più in basso possibile, a lato della coscia dell'occupante, in modo da poterne trattenere correttamente il corpo in caso di collisione. Si trattava solo di trovare una soluzione che fosse semplice, efficace e non troppo costosa al tempo stesso...". Era il 1959 quando la cintura di sicurezza a tre punti brevettata venne introdotta nei mercati scandinavi sui modelli Volvo P120 (conosciuta in alcuni mercati con il nome di Amazon) e PV 544. Nel 1963 Volvo Car Corporation introdusse la cintura di sicurezza a tre punti negli USA e nei rimanenti mercati. Molta la strada percorsa da quel lontano 1959 ad oggi, un percorso che ad oggi ha fruttato la salvezza di qualcosa come ben un milione di vite umane.

Il padre delle cinture di sicurezza a tre punti
Si calcola che la sua invenzione abbia salvato almeno un milione di vite umane.

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